Guida alla struttura narrativa di una landing page

Si chiama pagina d’atterraggio (landing page) quella che il visitatore si trova davanti dopo avere cercato online delle informazioni e cliccato su un link o su un annuncio pubblicitario.

L’obiettivo di una landing page è fare in modo che i navigatori (misurati come utenti unici) arrivino sulla pagina e compiano l’azione desiderata (vendita, registrazione al sito, iscrizione alla newsletter, richiesta di preventivo etc.).

Dagli americani abbiamo appreso molte nozioni di questo tipo. E gran parte delle pagine italiane ricalcano fedelmente il modello USA transazionale, sia nella struttura che nell’ideazione grafica. Hanno lo stesso canovaccio, fatto di header, headline, introduzione, testimonial, bonus etc..

Il fatto è che quando un archetipo si diffonde pedissequamente, soprattutto in un medesimo segmento di mercato (nicchia), il suo impatto risulta compromesso dall’appiattimento visivo e semantico.

La gente si abitua e non presta più attenzione ai contenuti della landing page. E gli sforzi fatti per attirare l’attenzione e mantenerla sull’offerta risulteranno completamente vani.

Ciò è quanto sostengono alcuni neuroscienziati che hanno testato il comportamento degli utenti alle prese con svariati modelli di proposte commerciali.

Il risultato delle indagini è stato davvero molto interessante. Le vendite sono aumentate, il rapporto con i clienti è migliorato e i tempi di lavorazione della pagina sono notevolmente calati.

Io stesso sto usando con successo lo schema proposto dal neuromarketing, e posso confermare la potenza di questo nuovo approccio.

Si tratta di una struttura narrativa molto semplice che si basa su 4 punti fondamentali. Una volta compresi, diventa un gioco da ragazzi sviluppare lettere potenti ed efficaci.

Questa guida di 20 pagine svela quali sono i 4 punti e su quale strategia fanno leva per ottenere risultati così poderosi.

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